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Peru del Nord: Pietre che rievocano un passato lontano

L’ecosistema andino e i suoi abitanti

Perù del nord, pietre che rievocano un passato lontano

settima puntata

Risalendo su strada sterrata al di sopra della città di Cajamarca ci ritroviamo a 3500 metri di altitudine a Cumbemayo.

È una foresta pietrificata di rocce vulcaniche levigate dal vento ed erose dall’acqua, in cui torrioni di varie dimensioni e altezze, ricoperti di muschi, licheni e piante epitife danno la sensazione di un luogo magico.

Durante il trekking nella vasta area archeologica posso dare sfogo all’immaginazione osservando le forme capricciose che la pietra assume.

Cajamarca: sito di Cumbemayo

Cajamarca: Frailones di Cumbemayo

Cumbemayo è anche la testimonianza di una grande opera di ingegneria idraulica della cultura preincaica di Cajamarca: qui possiamo ammirare un manufatto che risale al 1200 a.C.

Si tratta di un acquedotto scavato nella viva roccia, dotato di un ingegnoso sistema di curve e deviazioni ad angolo retto che servivano a rallentare la corrente e di una pendenza perfetta tale da garantire alla città un flusso costante di acqua.

L’acqua è l’elemento che dà unità al luogo, con gli altari sacrificali ad essa dedicati, i vari petroglifi e figure antropomorfe che si vedono un po’ ovunque.

Cajamarca: petroglifo dal sito di Cumbemayo

Cajamarca: sito di Cumbemayo, perticolari dell’acquedotto

Cajamarca: un tratto dell’acquedotto a Cumbemayo

A pochi chilometri da Cajamarca c’è poi un altro sito che mi ha molto suggestionato: si tratta della necropoli di Otuzco, dove, in più di tre cento nicchie scavate nella roccia viva, gli abitanti della città hanno dato sepoltura ai loro morti dal 1130 a.C. al 1240 d.C.

Cajamarca: necropoli di Otuzco, particolare

Cajamarca: necropoli di Otuzco

Nella regione, nelle vicinanze di Cajamarca il territorio offre una formidabile risorsa in grandi miniere come quella a cielo aperto di Yanacocha, la più grande del Sud America.

L’oro fornisce al Peru il 10 % in termini di valore sulle esportazioni. Peccato che sia gestito da stranieri…

Yanacocha, per esempio appartiene alla Newmont corporation. Li, tra i 3000 e i 4000 metri di altitudine i minatori estraggono minerale in grosse quantità: questo è lavoro retribuito per molti indigeni, ma l’impiego di cromo e mercurio significa anche avvelenamento delle falde acquifere tanto che nella località di Conga, dove pure le prospezioni hanno rivelato una ricca vena aurifera, i movimenti ambientalisti sono riusciti a far desistere le multinazionali già pronte allo sfruttamento.

Simbolo della resistenza è stata Maxima Acuna, agricultrice, che è riuscita a suon di battaglie legali a conservare i suo terreno, oggetto di desiderio della Newmont, che lo rivendicava in quanto facente parte di un progetto di espansione di Yanacocha approvato dal presidente peruviano.
Quando la partita è a questi livelli, in gioco ci sono non solo interessi personali, ma la sopravvivenza dell’ecosistema andino, essenziale per popolazioni povere come quelle presenti a queste altitudini .

Dal punto di vista etnico quasi la metà della popolazione peruviana è costituita da indios, insediati soprattutto sulle alte terre, seguiti dai meticci, che popolano i centri costieri, dai creoli, l’elite del paese, che vivono nelle città e da piccole minoranze di neri e mulatti.

Nel perù del nord le etnie andine più diffuse sono i Quechua e gli Aymara. Ambedue assomigliano agli abitanti del Tibet: di statura bassa, hanno pelle giallo-bruna, cotta dal sole, zigomi alti, capelli lisci e neri, spesso occhi a mandorla e torace molto sviluppato.

Sull’altopiano andino, la popolazione vive prevalentemente in piccoli villaggi di pastori e contadini, costituiti da povere capanne in adobe, mattoni di paglia e fango.

Vertici dell’organizzazione locale sono i centri che hanno i vari servizi sociali: la chiesa, l’ambulatorio, il mercato, e il più importante, dove ho visto le file più lunghe, l’ufficio che distribuisce ai più poveri il sussidio di circa 40 dollari al mese che permette loro di sopravvivere…

Peru del Nord: da una cordigliera all’altra

Cajamarca e la morte dell’ultimo imperatore Inca

Percorso da brividi

Sesta puntata
Domenica dedicata ad un nuovo attraversamento delle due catene della Cordigliera, da Est a Ovest su strada da brividi, stretta, in parte in terra battuta e in vari punti su fondo di fango, che serpeggia su per la montagna costeggiando burroni avvolti nella nebbia, da cui ogni tanto emergono esseri umani e animali che anche in questo habitat estremo sono riusciti a ritagliarsi un minimo di spazio vitale.

Gli incroci di veicoli sono estremamente problematici e guardare dalla parte dello strapiombo mi mette le vertigini;  mi consola che, partendo presto, sarà improbabile incontrare qualcuno proveniente dalla parte opposta.

Peru: pendici della cordigliera occidentale

Peru: pendici della cordigliera orientale

Ogni tanto qualche tratto franato ci obbliga ad evitare mucchi di detriti a monte della strada e a guardare con un po’ di preoccupazione a valle, dove ampie voragini si aprono a poca distanza dalle gomme del nostro pulmino.

Quando la nebbia si dirada i panorami sono mozzafiato. Dopo il passo Calle Calle, in alcuni punti si intravede il fondo valle con le larghe anse del fiume Maranon, dal colore del fango e gonfio per le recenti piogge.

 

Il viaggio ci ha portato da Leymebamba a Cajamarca attraversando prima la cordigliera Orientale e poi quella Occidentale, scendendo nella valle che divide le due catene a Balzas, dove il caldo torrido é intorno ai 35 gradi e affrontando due passi rispettivamente di 3600 e 3126 metri di altitudine , non senza avere sostato per un trekking al sito Kuntur Wasi (“la casa del condor” in quechua).

Sito di Kuntur Wasi: la clessidra

Sito di Kuntur Wasi: stele cerimoniale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cajamarca é stata una delle città più importanti dell’impero Inca.

L’origine del clan Inca si perde nel tempo: quello che è certo è che Pachacuti nel 1463 dà inizio a una monarchia assoluta e teocratica.

Con questo condottiero il Tauhantinsuyu (che significa “i quattro quarti insieme”, a indicare la vastità dei territori dove le culture preincaiche sono state sottomesse) diventa un impero che occupa gran parte dell’America meridionale.

Vengono costruiti templi dedicati a Inti, il dio sole, per legare spiritualmente i popoli battuti, fortezze a difesa del territorio, palazzi, una rete viaria adatta a comunicare in tempi brevi e un sistema di irrigazione efficiente per la produzione agricola: in breve, una perfetta macchina di conquista e di potere.

Gli Incas hanno sottomesso i popoli che li hanno preceduti, ma gli Spagnoli si sono serviti degli sconfitti per aizzarli contro l’antico nemico.

Pur così potente, l’impero che aveva in Cuzco la sua capitale, vede il suo tramonto dopo meno di un secolo ad opera di Pizarro, che trasforma Cajamarca nella più spagnola delle città peruviane.

Atahualpa indica il limite dell’oro con cui riempire la stanza del riscatto

L’uccisione di Atahualpa, ultimo imperatore Inca

È qui che le due culture si sono scontrate, ed è qui che l’ultimo imperatore Atahualpa è stato prima preso prigioniero, poi costretto a pagare un riscatto e infine assassinato con l’inganno nell’anno 1533.

Nella stanza del riscatto, il “cuarto del rescate” si vede ancora una linea rossa che indica il livello tracciato dall’Inca che si impegnò a raccogliere altrettanto oro e argento pur di ottenere la libertà. Atahualpa mantenne il suo impegno. Non altrettanto gli Spagnoli… Ma si sa, la storia viene scritta dai vincitori…

Peru del Nord: Kuelap, la capitale del popolo delle nubi

Le strane sepolture del popolo Chachapoyas

Ricordando Machu Picchu…

Quinta puntata

Cruzpata è un villaggio sulle Ande a circa 3300 metri di altitudine, da dove proseguiamo a piedi per un trekking che costeggia la falesia di Carajilla, primo contatto con la cultura Chachapoyas, nata intorno all’anno 800 d.C. , e localizzata tra Cocachimba e la città amazzonica di Chachapoyas.

Confesso che l’idea di questo viaggio in Peru mi è venuta osservando foto di sepolture di questo incredibile popolo, definito anche “popolo delle nubi”, che costruiva case a pianta circolare e seppelliva i propri defunti in luoghi alti e irraggiungibili.

Qui scopriamo i sarcofaghi in argilla e legno dove venivano sistemati i cadaveri dei capi tribù, svuotati delle loro viscere e piazzati all’interno in posizione fetale o verticale.

I sarcofaghi venivano poi decorati con maschere che ricordavano l’aspetto del defunto ed esposti nelle cavità di un’alta falesia in posizione irraggiungibile per evitare future profanazioni, forse con l’aiuto di scivoli che poi venivano distrutti (… o avranno usato la discesa in corda doppia?).

Le spoglie mortali sono ancora al loro posto, poichè i locali hanno ferocemente difeso l’integrità del luogo, dopo che una spedizione di archeologi ha fatto precipitare nel vuoto uno dei sarcofaghi, distruggendolo.

Necropoli Chachapoyas: sarcofaghi di Karajill

 

 

Il viaggio per arrivare a Kuelap è stato più avventuroso del previsto: il programma prevedeva un tranquillo viaggio in autobus, teleferica e passeggiata finale per raggiungere i circa 3300 metri di altitudine della cittadella fortificata, ma lavori in corso sulla strada e la parziale chiusura della teleferica ci hanno costretto a provare il brivido dei percorsi alternativi in Peru.

Il nostro eccezionale autista ha scovato una strada alquanto stretta, ovviamente sterrata, dissestata e franosa, che dopo svariati chilometri ci ha portato quanto più in alto possibile, per poi proseguire a piedi.

Ma l’obiettivo era irrinunciabile: la capitale dei Chachapoyas è circondata da una poderosa cinta muraria, si erge sulla cima di una montagna alla cui base scorre il fiume Uctubamba e ci ha fatto ricordare la più conosciuta Machu Picchu, gioiello Inca. La bellezza del sito ci ha letteralmente incantato.

Qui il popolo delle nubi ha combattuto una feroce battaglia contro l’invasore Inca, e hanno dovuto alla fine soccombere dopo un lungo assedio (XV secolo d.C).

Kuelap, cittadella fortificata

Kuelap, capitale dei Chachapoyas

 

Trascorriamo il pomeriggio piovoso nel museo di Leymebamba, ad approfondire la conoscenza di questo ancora oggi misterioso popolo preincaico.

Ho trovato di particolare interesse i reperti rinvenuti nel sito di Laguna de los Condores in manufatti chiamati chullpas scoperti nel 1997 e portati a Leymebamba. (museo costruito grazie a un finanziamento del popolo austriaco).

Nonostante molte delle mummie siano finite nelle acque della laguna e definitivamente perse, qui ne sono custodite circa 200, rinvenute sia nei sarcofaghi sia nei villaggi in muratura miniaturizzati dipinti di motivi geometrici in bianco, giallo, rosso e nero, costruiti in grotte su alte e irraggiungibili scogliere.

Revash: necropoli in villaggi miniaturizzati

Revash: necropoli in villaggi miniaturizzati

La mummia che più mi intriga ha un colore verdastro e le fattezze del defunto ricordano il dipinto “l’urlo” di Monch. Domanda: chi ha copiato?

Ci sono feti mummificati e resti di sepolture secondarie. Ciò significa che il morto veniva recuperato dopo alcuni anni, ripulito e le ossa ridotte di numero.

Ciò che restava, le ossa lunghe e il teschio, veniva sepolto una seconda volta in modo definitivo nelle necropoli custodito in contenitori che riportavano l’effigie del morto stilizzata.

Leggenda vuole che le mummie abbiano lanciato una maledizione all’indirizzo dei pastori indigeni e dei tombaroli profanatori, che sono poi effettivamente morti di morte violenta…

Museo di Cajamarca: mummia di neonato

Museo di Leymebamba: seportura secondaria

Museo di Leymebamba: mummie provenienti da Laguna de los Condores

“L’urlo” di Munch

Peru del Nord un assaggio di Amazzonia peruviana

Dal Pacifico all’Amazzonia

Tra una cordigliera e l’altra… 

Quarta puntata

Per noi europei andare verso Nord significa andare al freddo, per un peruviano, invece, andare a Nord vuol dire andare verso l’equatore, e cioè sempre più al caldo.
Dal Pacifico all’Amazzonia. Un lungo viaggio di oltre 450 chilometri ci porta ad attraversare le Ande in un punto a nord di Chiclayo dove la catena è meno elevata. Da un passo a circa 2200 metri di altitudine si scende verso la regione Amazonas, dove si trova anche la località più calda del Peru.

Un tratto del Maranon nel Peru amazzonico

 

Sembra che all’epoca della conquista spagnola, Francisco de Orellana, inviato da Pizarro alla ricerca dell’Eldorado e del  “paese della cannella”, abbia visto e combattuto contro indigeni con capelli lunghi e li abbia scambiati per donne guerriere: da qui il nome amazzoni.

Dal punto di vista geografico i fiumi che dalla linea di spartiacque corrono verso Est sono più lenti ma ben più lunghi di quelli che si gettano nel Pacifico.

Noi seguiamo per un buon tratto il corso del Maranon, che, dopo essersi unito all’Uctubamba, confluisce nel rio delle Amazzoni e percorriamo la sua fertilissima valle fino a risalire infine verso Cocachimba.

Risaie lungo il fiume Maranon

 

Coltivazione del riso lungo il Maranon

Sul percorso troviamo dapprima un panorama arido in corrispondenza dei contrafforti sul Pacifico, poi, scendendo nella valle tra le due cordigliere,   la strada, a causa di recenti violenti acquazzoni, è spesso interrotta da frane e cadute di grossi massi; infine il panorama si fa più ampio e il terreno sempre più coltivato.

In basso, nella valle del Maranon,  la vegetazione infittisce, gli alberi sono di un verde incredibilmente brillante e molto alti.

Qui si fanno crescere i manghi non per raccoglierne i frutti ma per nascondere le coltivazioni di coca, con annessi laboratori illegali, trafficanti per il mercato nero e personale esperto nel tagliare e preparare il prodotto finale (nel gergo dei cocaleros  i “cuochi” sono coloro che confezionano le partite di stupefacenti e “cucina” è il laboratorio…).

Tutto ciò anche se in Peru esistono piantagioni legali, ma il prezzo della coca stabilito dal governo è basso, e quindi non appetibile.

Niente foto delle coltivazioni: meglio non finire “pizzicati”…

Risaie nella valle del Maranon

Naturalmente ci sono ampi appezzamenti dedicati agli alberi da frutto e soprattutto al riso.

Ci ha colpito la velocità con cui i peruviani, pagati a cottimo, piantavano per ore e ore il riso nel terreno allagato e la furia con cui si sono avventati sul camioncino che distribuiva i mazzi di piantine per non perdere neanche un minuto prezioso, a schiena curva per ore immersi nel fango e preda delle zanzare

A Cocachimba la finestra della nostra camera si apre di fronte alle cascate di Gocta, tra le più alte del mondo: si tratta di un emozionante salto di 771 metri, da sempre noto agli indigeni, per i quali è una semplice manifestazione della natura, ma scoperto da un tedesco solo nel 2002.

Da allora è diventato un’attrazione. Nemmeno noi possiamo sottrarci a un trekking in direzione delle cascate, in un ambiente di foresta pluviale, piuttosto umido, dove le tonalità del verde sono innumerevoli e il colore dei fiori è intenso e acceso.

Regione Amazonas: lussureggiante vegetazione equatoriale

Regione Amazonas: cascate Gocta a Cocachimba

 

 

 

 

 

 

Peru del Nord: culture precolombiane e droghe sacre

Trujillo e Chiclayo: tribu Chimù e Mochica

Il cactus San Pedro, droga cerimoniale

Terza puntata
Un viaggio nel Perù del Nord, come io per prima ho scoperto, è essenzialmente un viaggio di conoscenza delle culture preincaiche, ben più antiche di quella Inca, che pure é la più nota, quali le tribu Chimù e Mochica.

A poca distanza da Trujiĺlo (siamo vicini ai confini con l’Ecuador), sulla costa Pacifica, si trova l’insediamento di Chan Chan, dissepolta dalle sabbie del deserto e oggi patrimonio UNESCO.

Si tratta di una delle più grandi città in adobe del Sud America; adobe sono i mattoni crudi fatti di argilla, sabbia e paglia, con i quali il popolo Chimù fin dall’anno 850 a. C. ha eretto nove cittadelle su una vasta area, ognuna circondata da una massiccia cinta muraria alta fino a 18 metri, che il tempo, l’erosione e le conquiste, prima da parte degli Inca e poi degli Spagnoli, hanno ineluttabilmente danneggiato.

Cultura Chimù elementi decorativi dal sito di Chan Chan

 

 

Cultura Chimù: sito di Chan Chan

Sempre a Trujillo si entra in contatto con il popolo Mochica, che ha lasciato le sue tracce soprattutto nella Huaca del Sol e in quella della Luna.

Huaca in lingua quechua significa “luogo sacro ” e solitamente si tratta di una piramide.
Anche qui, purtroppo, gli Spagnoli sono stati responsabili di irreparabili danni alla Huaca del Sol: nel XVII secolo hanno infatti deviato le acque del rio Moche facendole scorrere ai piedi della piramide, per facilitarne la disgregazione ai fini di un più facile recupero di ciò che a loro più interessava, e cioè artefatti in oro dal tempio.

Piramide della luna a Trujillo: area dei sacrific

 

Nella piramide della luna, meglio conservata e magnificamente scolpita, davanti all’altare dei sacrifici, non posso fare a meno di pensare alle vittime ammansite da droghe, in attesa di essere immolate al terribile dio Aia Paec al fine di placare gli eventi atmosferici nefasti, come quelli causati periodicamente ma imprevedibilmente dal Nino (Proprio il Nino ha causato anche nel 2017  spaventose alluvioni con numerose vittime e gravissimi danni alle infrastrutture del paese, provocando la cancellazione del nostro viaggio in Peru inizialmente previsto nell’aprile di quell’anno…).

Trujillo piramide della luna: il dio Aya Paec, che stringe in mano la testa di una vittima

Piramide della Luna a Trujillo: parete scolpita e decorata

Puntiamo decisamente a Nord, verso Chiclayo per visitare il sito Mochica della Huaca del Brujo, la piramide dello sciamano.
Nel sito il misticismo è quasi tangibile: è un luogo desertico, da sempre frequentato dai seguaci di sette che qui celebravano e celebrano ancora in segreto cerimonie esoteriche sotto gli effetti dell’uso di estratti di cactus San Pedro.
Il mistero aleggia anche sulle modalità della scoperta nel 2004, sempre in questo luogo magico, delle spoglie e del ricco corredo funerario di una mummia chiamata Signora di Cao. Si dice che il responsabile degli scavi abbia scelto il punto più adatto sotto l’influsso del cactus.

Chiclayo, tomba della signora di Cao

La signora di Cao, i suoi tatuaggi e il suo tesoro in oro e argento hanno rivoluzionato le teorie sociologiche che volevano la donna al gradino più basso della società Moche: tanta ricchezza ha portato gli esperti a dedurre che erano in presenza non solo di una regina, ma anche di una sciamana di alto rango.

Il Trichocereus pachanoi è un cactus colonnare alto alcuni metri, dalle potenti proprietà allucinogene, il cui principio attivo più importante è la mescalina, usato da più di 3000 anni dalle popolazioni locali sia a scopi terapeutici che per entrare in contatto con la divinità.

Con l’arrivo degli Spagnoli e della loro tradizionale visione del mondo cristiano, l’uso del San Pedro è stato addomesticato in una sorta di trasformazione dallo stato modificato di conoscenza indotto dalla droga nello sciamano a un’ estasi religiosa cristiana, con il nome riferito direttamente al San Pietro del Nuovo Testamento

Se, come è successo a me, vi prende la curiosità, on line si possono trovare siti dove il cactus è commercializzato e dove si può imparare a prepararlo, con processo di bollitura o congelazione, trasformazione in gelatina etc. etc. Provare per credere!

Cactus San Pedro pronto per essere riprodotto o per preparazioni psichedeliche…

Scultura di sciamano con cactus San Pedro dal sito di Chavin

Peru del Nord: da Lima a Trujillo

Da Lima a Trujillo: vita e morte nel deserto

Antichissime culture

Seconda puntata

Da Lima a Trujillo, il nostro itinerario ci porta verso Nord lungo la fascia costiera, caratterizzata dalla presenza nelle acque del Pacifico della corrente di Humbolt. La corrente fa si che la temperatura dell’acqua, lungo la costa occidentale del Sudamerica, sia mediamente inferiore di 7°- 8° rispetto alla temperatura dell’acqua alla stessa latitudine nelle aree oceaniche più lontane dalla costa.

Questo provoca anche un abbassamento della temperatura dell’aria, riducendo le precipitazioni e facendo in modo che le aree costiere siano aride, desertiche, ma molto umide e nebbiose. In effetti Lima è avvolta in una fitta nebbiolina, la “garua” per otto mesi l’anno.
Le isole che punteggiano la costa, a loro volta, grazie alla presenza di questa corrente fredda, ospitano uno degli ecosistemi marini più produttivi al mondo favorendo una straordinaria abbondanza di uccelli marini, mammiferi e pesci.

Isole Ballestas – Scoglio sovraffollato

Isole Ballestas – Leoni marini

Nonostante la presenza del deserto in tutta la fascia costiera peruviana, almeno un terzo della popolazione si concentra nella capitale, una metropoli di 10 milioni di abitanti che si affaccia sul Pacifico. Una piccola parte di abitanti gode di una posizione invidiabile, nei quartieri di Miraflores o di San Isidro, sull’alta scogliera a picco sull’oceano.

Una moltitudine di campesinos, arrivati in massa negli ultimi anni, ha invece spopolato le zone rurali andine ed è venuta a cercare fortuna in città e a gonfiare il numero di persone che vivono nelle baraccopoli a ridosso della zona portuale e nelle periferie di Lima.

I nuovi sfruttati sono spesso costretti ad accettare lavori precari e mal pagati: chilometri e chilometri di stamberghe prive di acqua, elettricità e dei più elementari servizi igienici.

Miraflores, uno dei quartieri più eleganti di Lima

Desolante periferia di Lima

Uscendo da Lima seguiamo la Panamericana Norte: la catena delle Ande attraversa da Nord a Sud il paese per oltre 2000 chilometri.

Tra le Ande e l’oceano nella fascia pianeggiante desertica le uniche zone coltivabili sono le strette valli fluviali, che attraversano la cordigliera da Est a Ovest portando fertile limo durante la stagione delle piogge.

In una di queste valli, quella del fiume Supe, è nata 5000 anni fa la civiltà di Caral, la più antica del Sud America.
Il sito monumentale, scoperto solo negli anni ottanta, sorge in un spianata di sabbia e roccia dall’aspetto lunare, dove le temperature vanno oltre i 35 gradi e il tempo sembra essersi fermato.

Qui ci sono le vestigia di antiche piramidi a gradoni, che, curiosamente, risalgono allo stesso periodo della civiltà egizia e mesopotamica.

Altrettanto avvincenti sono le figure scolpite sulle mura megalitiche del secondo millennio a.C. che circondano il centro cerimoniale di Sechin, circa 300 chilometri più a nord di Caral, nella valle del fiume Casma.

Feroci guerrieri armati e sacerdoti minacciosi (caratterizzati nell’iconografia dagli occhi aperti, a simboleggiare la vita) sovrastano le povere vittime sacrificali (con occhi chiusi, simbolo di morte), di cui si vedono le teste mozzate, le membra scomposte, immortalate in smorfie di terrore probabilmente a eterno monito nei confronti dei nemici passati e futuri e a lode della stirpe trionfatrice.

Le mura megalitiche: particolare

Rituali di vita e morte a Sechin

Peru del Nord: arrivo a Lima

Arrivo a Lima tra colori e profumi di cucina

Corso di cucina peruviana

Prima puntata.

Arriviamo a Lima con il volo alle 6.00 di mattina. Poiché il tour “Perù del Nord” parte il giorno successivo il problema è cosa fare dopo un po’ di necessario riposo.

Visto che non è la prima volta nella metropoli sudamericana, scorriamo i siti internet che propongono escursioni brevi nella capitale, alla ricerca di qualcosa di non troppo ordinario. Niente di meglio che un corso di cucina peruviana con degustazione dei piatti cucinati.

Veniamo prelevati in hotel e la guida ci porta subito in centro: il primo passo è fare acquisti in un colorito mercato con la lista fornita dallo chef: verdura, carne, pesce e una quantità  incredibile di frutta tropicale locale.

Quanti tipi di patate e mais di colori brillanti si vedono sui banchi del mercato… La guida ci spiega che in Perù ci  sono almeno 3250 specie di patate e più di 50 tipi di mais diversi!!!

Filetti di corvina. ottimi per ceviche

Coloratissimi peperoncini piccati

Durante il tragitto la guida ci informa che una parte dei proventi del corso di cucina saranno destinati a varie ONG che lavorano su progetti sul territorio, in aiuto a situazioni di necessità della popolazione locale. Ci ritroviamo infine in una cucina attrezzata; ci vengono distribuiti grembiuli e cappelli e  assegnati i vari compiti.

Davanti a tagliere e coltelli noi due italiani e due buongustai americani di Atlanta eseguiamo fedelmente le direttive dello chef, che cerca di spiegarsi in un inglese molto spagnoleggiante infarcito di termini culinari francesi e italiani.

La tavola è elegantemente apparecchiata con calici di chicha (bevanda elaborata a partire da una varietà di mais di colore viola scuro, maiz morado in spagnolo, che si coltiva intensamente nella Cordigliera delle Ande).

I cuochi soddisfatti

 

 

 

 

 

 

C’è anche il risultato finale del lavoro di équipe:

  • Banane fritte e chicchi di mais  tostato con salsa dolce e salsa piccante
  • Ceviche  di pesce (pesce crudo marinato)
  • Meraviglioso piatto di frutta tropicale
  • Lomo saltado (manzo saltato con soya)

Ovviamente dulcis in fundo degustazione dei manicaretti peruviani.

Ceviche

Lomo saltado