Category Archiveavventura

DOMENICA 24 MARZO – Escursione sul Monte Brosa, da Tremosine

” LA GUERRA SUL TETTO”

da Fornaci di Tremosine.

DISLIVELLO COMPLESSIVO: 600 m. – tempo totale ore 5 – diff. E.

PARTENZA: ore 7,30 dal parcheggio centro agricolo a Salo’.

Partecipazione libera a tutti.

acc. Luca Agosti e Luca Zavanella di “Forti del Garda.it”

Info e iscrizioni cell. Cai Salo’ 338.3087081

Peru del Nord: culture precolombiane e droghe sacre

Trujillo e Chiclayo: tribu Chimù e Mochica

Il cactus San Pedro, droga cerimoniale

Terza puntata
Un viaggio nel Perù del Nord, come io per prima ho scoperto, è essenzialmente un viaggio di conoscenza delle culture preincaiche, ben più antiche di quella Inca, che pure é la più nota, quali le tribu Chimù e Mochica.

A poca distanza da Trujiĺlo (siamo vicini ai confini con l’Ecuador), sulla costa Pacifica, si trova l’insediamento di Chan Chan, dissepolta dalle sabbie del deserto e oggi patrimonio UNESCO.

Si tratta di una delle più grandi città in adobe del Sud America; adobe sono i mattoni crudi fatti di argilla, sabbia e paglia, con i quali il popolo Chimù fin dall’anno 850 a. C. ha eretto nove cittadelle su una vasta area, ognuna circondata da una massiccia cinta muraria alta fino a 18 metri, che il tempo, l’erosione e le conquiste, prima da parte degli Inca e poi degli Spagnoli, hanno ineluttabilmente danneggiato.

Cultura Chimù elementi decorativi dal sito di Chan Chan

 

 

Cultura Chimù: sito di Chan Chan

Sempre a Trujillo si entra in contatto con il popolo Mochica, che ha lasciato le sue tracce soprattutto nella Huaca del Sol e in quella della Luna.

Huaca in lingua quechua significa “luogo sacro ” e solitamente si tratta di una piramide.
Anche qui, purtroppo, gli Spagnoli sono stati responsabili di irreparabili danni alla Huaca del Sol: nel XVII secolo hanno infatti deviato le acque del rio Moche facendole scorrere ai piedi della piramide, per facilitarne la disgregazione ai fini di un più facile recupero di ciò che a loro più interessava, e cioè artefatti in oro dal tempio.

Piramide della luna a Trujillo: area dei sacrific

 

Nella piramide della luna, meglio conservata e magnificamente scolpita, davanti all’altare dei sacrifici, non posso fare a meno di pensare alle vittime ammansite da droghe, in attesa di essere immolate al terribile dio Aia Paec al fine di placare gli eventi atmosferici nefasti, come quelli causati periodicamente ma imprevedibilmente dal Nino (Proprio il Nino ha causato anche nel 2017  spaventose alluvioni con numerose vittime e gravissimi danni alle infrastrutture del paese, provocando la cancellazione del nostro viaggio in Peru inizialmente previsto nell’aprile di quell’anno…).

Trujillo piramide della luna: il dio Aya Paec, che stringe in mano la testa di una vittima

Piramide della Luna a Trujillo: parete scolpita e decorata

Puntiamo decisamente a Nord, verso Chiclayo per visitare il sito Mochica della Huaca del Brujo, la piramide dello sciamano.
Nel sito il misticismo è quasi tangibile: è un luogo desertico, da sempre frequentato dai seguaci di sette che qui celebravano e celebrano ancora in segreto cerimonie esoteriche sotto gli effetti dell’uso di estratti di cactus San Pedro.
Il mistero aleggia anche sulle modalità della scoperta nel 2004, sempre in questo luogo magico, delle spoglie e del ricco corredo funerario di una mummia chiamata Signora di Cao. Si dice che il responsabile degli scavi abbia scelto il punto più adatto sotto l’influsso del cactus.

Chiclayo, tomba della signora di Cao

La signora di Cao, i suoi tatuaggi e il suo tesoro in oro e argento hanno rivoluzionato le teorie sociologiche che volevano la donna al gradino più basso della società Moche: tanta ricchezza ha portato gli esperti a dedurre che erano in presenza non solo di una regina, ma anche di una sciamana di alto rango.

Il Trichocereus pachanoi è un cactus colonnare alto alcuni metri, dalle potenti proprietà allucinogene, il cui principio attivo più importante è la mescalina, usato da più di 3000 anni dalle popolazioni locali sia a scopi terapeutici che per entrare in contatto con la divinità.

Con l’arrivo degli Spagnoli e della loro tradizionale visione del mondo cristiano, l’uso del San Pedro è stato addomesticato in una sorta di trasformazione dallo stato modificato di conoscenza indotto dalla droga nello sciamano a un’ estasi religiosa cristiana, con il nome riferito direttamente al San Pietro del Nuovo Testamento

Se, come è successo a me, vi prende la curiosità, on line si possono trovare siti dove il cactus è commercializzato e dove si può imparare a prepararlo, con processo di bollitura o congelazione, trasformazione in gelatina etc. etc. Provare per credere!

Cactus San Pedro pronto per essere riprodotto o per preparazioni psichedeliche…

Scultura di sciamano con cactus San Pedro dal sito di Chavin

Peru del Nord: da Lima a Trujillo

Da Lima a Trujillo: vita e morte nel deserto

Antichissime culture

Seconda puntata

Da Lima a Trujillo, il nostro itinerario ci porta verso Nord lungo la fascia costiera, caratterizzata dalla presenza nelle acque del Pacifico della corrente di Humbolt. La corrente fa si che la temperatura dell’acqua, lungo la costa occidentale del Sudamerica, sia mediamente inferiore di 7°- 8° rispetto alla temperatura dell’acqua alla stessa latitudine nelle aree oceaniche più lontane dalla costa.

Questo provoca anche un abbassamento della temperatura dell’aria, riducendo le precipitazioni e facendo in modo che le aree costiere siano aride, desertiche, ma molto umide e nebbiose. In effetti Lima è avvolta in una fitta nebbiolina, la “garua” per otto mesi l’anno.
Le isole che punteggiano la costa, a loro volta, grazie alla presenza di questa corrente fredda, ospitano uno degli ecosistemi marini più produttivi al mondo favorendo una straordinaria abbondanza di uccelli marini, mammiferi e pesci.

Isole Ballestas – Scoglio sovraffollato

Isole Ballestas – Leoni marini

Nonostante la presenza del deserto in tutta la fascia costiera peruviana, almeno un terzo della popolazione si concentra nella capitale, una metropoli di 10 milioni di abitanti che si affaccia sul Pacifico. Una piccola parte di abitanti gode di una posizione invidiabile, nei quartieri di Miraflores o di San Isidro, sull’alta scogliera a picco sull’oceano.

Una moltitudine di campesinos, arrivati in massa negli ultimi anni, ha invece spopolato le zone rurali andine ed è venuta a cercare fortuna in città e a gonfiare il numero di persone che vivono nelle baraccopoli a ridosso della zona portuale e nelle periferie di Lima.

I nuovi sfruttati sono spesso costretti ad accettare lavori precari e mal pagati: chilometri e chilometri di stamberghe prive di acqua, elettricità e dei più elementari servizi igienici.

Miraflores, uno dei quartieri più eleganti di Lima

Desolante periferia di Lima

Uscendo da Lima seguiamo la Panamericana Norte: la catena delle Ande attraversa da Nord a Sud il paese per oltre 2000 chilometri.

Tra le Ande e l’oceano nella fascia pianeggiante desertica le uniche zone coltivabili sono le strette valli fluviali, che attraversano la cordigliera da Est a Ovest portando fertile limo durante la stagione delle piogge.

In una di queste valli, quella del fiume Supe, è nata 5000 anni fa la civiltà di Caral, la più antica del Sud America.
Il sito monumentale, scoperto solo negli anni ottanta, sorge in un spianata di sabbia e roccia dall’aspetto lunare, dove le temperature vanno oltre i 35 gradi e il tempo sembra essersi fermato.

Qui ci sono le vestigia di antiche piramidi a gradoni, che, curiosamente, risalgono allo stesso periodo della civiltà egizia e mesopotamica.

Altrettanto avvincenti sono le figure scolpite sulle mura megalitiche del secondo millennio a.C. che circondano il centro cerimoniale di Sechin, circa 300 chilometri più a nord di Caral, nella valle del fiume Casma.

Feroci guerrieri armati e sacerdoti minacciosi (caratterizzati nell’iconografia dagli occhi aperti, a simboleggiare la vita) sovrastano le povere vittime sacrificali (con occhi chiusi, simbolo di morte), di cui si vedono le teste mozzate, le membra scomposte, immortalate in smorfie di terrore probabilmente a eterno monito nei confronti dei nemici passati e futuri e a lode della stirpe trionfatrice.

Le mura megalitiche: particolare

Rituali di vita e morte a Sechin

SABATO IN FALESIA: 9-16-23-30 MARZO, introduzione all’ Arrampicata.

Workshop di avvicinamento all’arrampicata.

Nozioni, concetti e tecniche basi. Utilizzo corretto dell’ attrezzatura da arrampicata.

Giornate adatte a chi è alle prime esperienze e anche a chi è già capace di arrampicare.

Il workshop è stato ideato e organizzato per creare un clima di scambio di esperienze in vista dell’organizzazione di un vero e proprio corso di arrampicata che si terrà nel 2020. Al workshop partecipano associati CAI di provata esperienza che illustreranno come ci si prepara all’arrampicata:

  • stato delle attrezzature
  • condizione psichica per affrontare la prova
  • condizione fisica per valutare il grado di difficoltà
  • studio del percorso e valutazione delle proprie capacità

Il workshop prevede la partecipazione libera ai soci Cai di qualsiasi sezione italiana.

Per i non soci è obbligatorio sottoscrivere l’ assicurazione al costo di 9 euro al giorno.

Iscrizioni entro il venerdì’ precedente all’uscita.

In collaborazione con la Scuola di Alpinismo del CAI di Bozzolo (Mn)

Martedì 5-12-19-26 marzo in sede, lezioni teoriche con soci esperti.

Info e iscrizioni:

cell. CAI Salo’ 338.3087081 o tel. 0365.520101

(mart/ven dalle 20,30 alle 22)

Club Alpino Italiano – Sezione di Salò

 

 

Peru del Nord: arrivo a Lima

Arrivo a Lima tra colori e profumi di cucina

Corso di cucina peruviana

Prima puntata.

Arriviamo a Lima con il volo alle 6.00 di mattina. Poiché il tour “Perù del Nord” parte il giorno successivo il problema è cosa fare dopo un po’ di necessario riposo.

Visto che non è la prima volta nella metropoli sudamericana, scorriamo i siti internet che propongono escursioni brevi nella capitale, alla ricerca di qualcosa di non troppo ordinario. Niente di meglio che un corso di cucina peruviana con degustazione dei piatti cucinati.

Veniamo prelevati in hotel e la guida ci porta subito in centro: il primo passo è fare acquisti in un colorito mercato con la lista fornita dallo chef: verdura, carne, pesce e una quantità  incredibile di frutta tropicale locale.

Quanti tipi di patate e mais di colori brillanti si vedono sui banchi del mercato… La guida ci spiega che in Perù ci  sono almeno 3250 specie di patate e più di 50 tipi di mais diversi!!!

Filetti di corvina. ottimi per ceviche

Coloratissimi peperoncini piccati

Durante il tragitto la guida ci informa che una parte dei proventi del corso di cucina saranno destinati a varie ONG che lavorano su progetti sul territorio, in aiuto a situazioni di necessità della popolazione locale. Ci ritroviamo infine in una cucina attrezzata; ci vengono distribuiti grembiuli e cappelli e  assegnati i vari compiti.

Davanti a tagliere e coltelli noi due italiani e due buongustai americani di Atlanta eseguiamo fedelmente le direttive dello chef, che cerca di spiegarsi in un inglese molto spagnoleggiante infarcito di termini culinari francesi e italiani.

La tavola è elegantemente apparecchiata con calici di chicha (bevanda elaborata a partire da una varietà di mais di colore viola scuro, maiz morado in spagnolo, che si coltiva intensamente nella Cordigliera delle Ande).

I cuochi soddisfatti

 

 

 

 

 

 

C’è anche il risultato finale del lavoro di équipe:

  • Banane fritte e chicchi di mais  tostato con salsa dolce e salsa piccante
  • Ceviche  di pesce (pesce crudo marinato)
  • Meraviglioso piatto di frutta tropicale
  • Lomo saltado (manzo saltato con soya)

Ovviamente dulcis in fundo degustazione dei manicaretti peruviani.

Ceviche

Lomo saltado

Sentiero Torti, a strapiombo sul lago di Garda

Sentiero Torti, tra cielo e lago.

Così vicino, così misterioso, il Sentiero Torti è una delle mete più affascinanti per gli escursionisti esperti che sanno andare in cordata, perché sul Sentiero Torti è obbligatorio andare in cordata!

Il tracciolino denominato Sentiero Torti – Foto di Corrado Corradini

Il sentiero è un tracciolino realizzato agli inizi del XX secolo che con molta probabilità serviva da ricognizione per verificare la fattibilità di una strada che collegasse Pregasina (Riva del Garda), in Trentino, a Limone, in provincia di Brescia. Progetto mai ultimato, ma ciò che resta è una delle opere artificiali più belle che l’uomo abbia realizzato sull’alto lago di Garda. L’opera si snoda seguendo l’orografia della scogliera, poco più stretto di un metro in alcuni punti non supera il metro e ottanta di altezza. Quindi il casco è assolutamente necessario, non solo per le eventuali capocciate ma anche per l’eventuale caduta di sassi.

Il Ponale visto dall’imbocco del Sentiero Torti – Foto di Corrado Corradini

Il nostro gruppo di quattro persone: Cristina Donini, Daniela Bhossart, Roberto Amadori (Roger), Corrado Corradini. Lasciata la macchina in una piazzola di sosta in prossimità delll’ex ristorante “La Trota”, poco prima di Riva del Garda, e avventurandosi sul sentiero Antica Via del Ponale che sale a Pregasina ci si avvia lentamente a guadagnare l’incrocio per imboccare il sentiero Torti.

Antica Via del Ponale – Foto di Roberto Salvadori.

La giornata è meravigliosamente splendente e tersa. Il blu del cielo fa da contrappunto al blu del lago ed il verde del bosco è al suo massimo splendore, i temporali notturni hanno spazzato via il biancore lattiginoso e tutto è terso. Scendiamo verso l’imbocco del sentiero e qualche timore serpeggia tra i pensieri ma, indossato l’imbraco, tutto svanisce.

Cristina apre la via e Roger assicura Daniela. – Foto di Corrado Corradini

Cristina apre il percorso assicurando Daniela che con molta cautela la segue. Roger è il capo della seconda cordata, lasciando Corrado al recupero dei rinvii. Procediamo con calma, il panorama è talmente bello che non vale la pena di affrettarsi, una giornata così è impagabile. Dietro di noi si stanno avvicinando due escursionisti che dopo poco ci raggiungono. Procedono senza corda e questo ci lascia alquanto perplessi. Ci chiedono aiuto e Roger li assicura alla nostra cordata, il gruppo cresce. Nel CAI non si lascia mai nessuno da solo.

Roger assicura i nuovi arrivati – Foto di Corrado Corradini

Proseguiamo con una cordata più lunga, ora siamo in sei: cordata a due, Cristina e Daniela; cordata a quattro i due ospiti (padre e figlia) Roger apre, i due di Vicenza in mezzo e Corrado recupera. In alcuni tratti lo spazio e veramente poco, il sentiero si restringe sempre di più, acqua e vento nel tempo hanno sbriciolato le parti più esposte e si procede molto lentamente. Là dove non si restringe si abbassa costringendoci a camminare curvi, ma il panorama è talmente suggestivo che vale la pena procedere con calma.

 

Il sentiero Torti in uno dei punti più bassi – Foto di Roberto Salvadori.

Ogni tanto Roger preso da raptus fotografico si sporge per cogliere la velocità dei windsurf che sfrecciano sotto di noi. Gli chiedo quanto è alto lo strapiombo e con la sua solita ironia mi dice: “Credo oltre i duecento metri”. Sotto di noi il lago, sopra di noi una gigantesca massa di roccia compatta. Ci godiamo questo momento di beata tranquillità e procediamo verso il punto più critico.

Windsurf sfrecciano verso Capo Reamol – Foto di Corrado Corradini.

Dopo uno stretto canalone arriviamo nel punto in cui il sentiero non esiste più, una frana ha portato via la traccia e dobbiamo affidarci al cordino di sicurezza. Cristina e Daniela passano per prime, noi osserviamo per capire come muoverci e dove mettere i piedi. Prima Roger, poi il padre della ragazza, la ragazza ed infine io, che oltre a capire come fare devo alche recuperare i rinvii. Roger mi suggerisce dove attaccare i moschettoni, dove mettere i piedi, come usare le mani… Allorchè con molta calma sbotto e gli dico di stare zitto! due manovre ed infine sono passato.

Roger assicura la cordata – Foto di Corrado Corradini.

Dopo questo passaggio il Sentiero Torti si allarga e la vegetazione è più fitta, scendiamo progressivamente e l’aria si fa più tiepida, il sole scaldando le rocce fa salire una corrente calda e avvolgente. Arriviamo all’incrocio del sentiero che porta a Pregasina, è ora di togliere l’imbrago e di rifocillarci, ritorniamo dalla strada statale passando per le gallerie, ogni tanto qualche windsurf si avvicina alla riva tentando di virare all’ultimo momento. Non a tutti riesce e il bagno è assicurato. Tra il vento del lago e i rumori del traffico delle gallerie Roger mi dice:”Ti offro la pizza… ma quella al taglio s’intende”.

Materiale: imbrago basso, casco, 7/8 rinvii, 30 m di corda.

Roberto Amadori (Roger)

Cristina Donini

Daniela Bhossart

Corrado Corradini

 

Cuel Sant Grande, una ricerca fruttuosa

Cuel Sant Grande, la grotta dispersa nella wilderness della Valvestino.

Tre grandi amici e associati del CAI, Salò e Gavardo, si sono avventurati nella wilderness della Val di Vesta in Valvestino, ad ovest del lago salendo da Navazzo. Un percorso molto avventuroso in una delle zone più inaccessibile del Parco Alto Garda Bresciano.

Cuel Sant Grande. Traccia del percorso – Rilievo di Arialdo Goffi – CAI Salò

Riportiamo le parole della relazione scritta da Alberto Tonoli:

“Parcheggiamo la macchina presso il ristorante “Molino di Bollone” (m. 533) che riporta erroneamente l’altitudine di m. 650, si sà è meglio abbondare per i turisti. Sulla destra idrografica del fiume Toscolano inizia il sentiero contrassegnato col numero CAI 471. Il muretto trasversale indica che da ora in poi inizia il percorso interdetto a tutti i veicoli ed ai cavalli. Il sentiero si biforca a sinistra per raggiungere il lago, a destra per inoltrarci verso la wilderness.

Il percorso si snoda tra curve e saliscendi che seguono l’orografia della costa ripida che si affaccia sul lago alla nostra sinistra oltrepassando la Valle di Fassane, caratteristica per le sue cascate, e di passo in passo oltrepassiamo Ca’ di Rosane e Ca’ dell’Era. Qui ci fermiamo per rifocillarci, Ca’ dell’Era è un piccolo edificio trasformato in rifugio estemporaneo ad uso dei pescatori, che con le loro barchette attraversano il lago per praticare lo sport della pesca.

Una delle cascate di Val Fassane – foto Claudio Venturelli

Più avanti costeggiamo l’insenatura che ci porta all’interno della wilderness, sembra un fiordo con le acque verde cristallo che fanno da contrappunto al bosco ceduo che in alcuni tratti lascia il posto alle conifere. Il sentiero è ben visibile e percorribile, nonostante gli anni di abbandono e di mancata manutenzione. Inerpicandoci si arriva ad un bianchissimo ghiaione, lasciandoci definitivamente alle spalle il lago e le sue suggestioni.

Lago di Valvestino

Arrivati al bivio, che a sinistra porta a Vesta di Fondo e a destra per Vesta di Mezzo,  pochi metri dopo, sulla destra, scorgiamo un sentiero segnato da vecchi segnavia. Ci sembra la strada giusta, e circa quindici minuti dopo arriviamo al Cuel Sant Grand (m. 780). È una cavità formata da un’unica sala, estesa ma bassa. Il suolo è interamente ricoperto da una bella successione di vaschette che nella parte sinistra della cavità formano superfici di alcuni metri quadrati con una profondità di 20-25 cm. La sala è costellata da stalattiti tondeggianti con formazioni eccentriche ad anello. Ovunque è il suono dello stillicidio.

Cuel Sant Grande – foto di Claudio Venturelli

Tornati al bivio prendiamo il sentiero per Vesta di Mezzo contrassegnato dal numero 471, fino al prossimo incrocio che a sinistra indica 480 per Vesta di Mezzo e a sinistra 471 (var) sempre per Vesta di Mezzo. Prendiamo il 471, che si dimostra una scorciatoia non più usata, la segnatura è abbastanza evidente ma la traccia in alcuni punti è inesistente. Durante la salita un grosso cervo ci taglia la strada, è talmente veloce che non riusciamo a fotografarlo.

Sentiero 471, nel cuore della wilderness – Foto di Claudio Venturelli

Fioritura nei pressi di Vesta di Cima – Foto di Claudio Venturelli

Giunti a Vesta di Mezzo ci rifocilliamo e dalla presenza della strada per Vesta di Cima ci accorgiamo che stiamo uscendo dalla wilderness. Raggiungiamo il monte Pallotto che ci offre una vasta panoramica su tutta la Valvestino. Ci avviciniamo a Vesta di Cima e scorgiamo il bellissimo stagno in piena fioritura. raggiunto il bivio per Bollone imbocchiamo il 474, che all’inizio e ben segnato, poi per un lungo tratto si inoltra nel bosco senza segnavia evidenti. In prossimità di Bollone prendiamo la strada asfaltata che per 4 km ci porta a Molino di Bollone. Ora le gambe cominciano a risentire della lunghezza del percorso”.

Lunghezza del percorso: 24 km

Dislivello totale: 1100 m.

ore: 8

Alberto Tonoli

Claudio Venturelli

Alberto Boselli